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MODULAZIONE DELLA RISPOSTA INFIAMMATORIA NELLA PREVENZIONE DELLA RESTENOSI POST STENT CORONARICO: IL TRIAL CLINICO MULTICENTRICO RANDOMIZZATO “CEREA-DES”  (2011)

Autori:
Pesarini, Gabriele
Titolo:
MODULAZIONE DELLA RISPOSTA INFIAMMATORIA NELLA PREVENZIONE DELLA RESTENOSI POST STENT CORONARICO: IL TRIAL CLINICO MULTICENTRICO RANDOMIZZATO “CEREA-DES”
Anno:
2011
Tipologia prodotto:
Doctoral Thesis
Tipologia ANVUR:
Altro
Lingua:
Italiano
Parole chiave:
STENT; INFIAMMAZIONE; PREDNISONE; PCI; CAD; RESTENOSI; TERAPIA STEROIDEA
Abstract (italiano):
Obiettivo: è conosciuto che l’aterosclerosi coronarica e la restenosi intra-stent sono processi in gran parte regolari da meccanismi infiammatori sistemici. Questo studio ha arruolato pazienti con coronarosclerosi significativa trattabile con angioplastica coronarica ed impianto di stent. Lo scopo dello studio è la comparazione dei risultati clinici ottenuti in un gruppo di controllo trattato con impianto di stent metallici (BMS) con due gruppi in trattamento: impianto di BMS e terapia orale con prednisone o impianto di stent a rilascio di farmaco (DES), in presenza di terapia medica ottimale per tutti i gruppi. In un sottogruppo di pazienti si è indagato il rilascio di interleuchina-6 (IL-6), tumor necrosis factor-a (TNF-a) e l’attivazione di NF-kB in monociti circolanti. Si è anche studiata una possibile relazione tra il pattern di attivazione monocitaria e la crescita neointimale che segue l’impianto di uno stent metallico. Metodi: in 5 centri ospedalieri italiani di alta specializzazione sono stati arruolati 375 pazienti non diabetici con patologia coronarica, senza controindicazioni ad eseguire doppia terapia antiaggregante o terapia corticosteroidea, nel contesto di uno studio clinico randomizzato, controllato ed indipendente, condotto tra il 2007 ed il 2009. I pazienti sono stati allocati in tre gruppi da 125 soggetti ciascuno: BMS (gruppo di controllo), BMS e trattamento orale con alte dosi di prednisone a scalare per 40 giorni (gruppo BMS+prednisone) oppure stent medicato (gruppo DES). L’end-point primario era rappresentato dalla sopravvivenza libera da morte cardiovascolare, infarto miocardico, e ricorrenza di ischemia con necessità di nuova rivascolarizzazione sul vaso responsabile ad un anno di follow-up. Gli eventi clinici sono stati assegnati da un comitato indipendente preposto all’incarico. Inoltre, 40 pazienti sono entrati a far parte del sottostudio volto ad esaminare il pattern di attivazione monocitaria (20 pazienti dal gruppo BMS e 20 pazienti da gruppo BMS+Prednisone). In questo gruppo è stato dosato il rilascio di IL-6, TNF-a e l’attivazione di NF-kB da monociti periferici non stimolati e stimolati con LPS o PMA, al basale e dopo 10 e 30 giorni dalla procedura. Il Late Lumen Loss (LLL) al controllo angiografico (in media 9 mesi dalla procedura indice) è stato calcolato attraverso l’analisi coronarica quantitativa (QCA). Risultati: è stato raccolto il follow-up a 12 mesi per tutti i pazienti arruolati. I pazienti del gruppo di controllo (BMS) hanno mostrato una sopravvivenza libera da eventi cardiaci minore rispetto a quella dei pazienti trattati con DES o BMS+Prednisone. L’end-point primario era dell’80.8% nel gruppo BMS, dell’88.0% nel gruppo BMS+Prednisone e dell’88.8% nel gruppo DES (rispettivamente p=0.04 e p=0.006 rispetto ai controlli). I benefici della terapia steroidea apparivano concentrati in quei pazienti con infiammazione attivata, in cui si riscontrava quindi una proteina C reattiva ad alta sensibilità (hs-PCR) elevata. La terapia con prednisone utilizzata nello studio si è dimostrata ben tollerabile, essendo gli effetti collaterali riscontrati in genere di lieve entità e reversibili (soprattutto edemi e ritenzione idrica). Le concentrazioni plasmatiche di prednisone correlavano inversamente con il rilascio monocitario di IL-e TNF-a (rispettivamente R2 = 0.45,p = 0.04 and R2 = 0.69, p = 0.005) e con l’attivazione di NF-kB (R2 = 0.58, p = 0.01). La riduzione del rilascio di TNF-a e l’attivazione di NF-kB risultavano significativamente correlate (R2 = 0.56, p = 0.01). I pazienti in terapia con prednisone mostravano una riduzione del rilascio di citochine proinfiammatorie e dell’attivazione di TNF-a a 10 e 30 giorni significativamente maggiori rispetto ai soggetti non trattati. I valori di LLL al follow-up angiografico risultavano significativamente minori nel gruppo prednisone (0.44±0.35mm vs 0.80±0.53mm, p = 0.02) e correlavano con la
Id prodotto:
60087
Handle IRIS:
11562/350589
depositato il:
1 aprile 2011
ultima modifica:
1 novembre 2022
Citazione bibliografica:
Pesarini, Gabriele, MODULAZIONE DELLA RISPOSTA INFIAMMATORIA NELLA PREVENZIONE DELLA RESTENOSI POST STENT CORONARICO: IL TRIAL CLINICO MULTICENTRICO RANDOMIZZATO “CEREA-DES”

Consulta la scheda completa presente nel repository istituzionale della Ricerca di Ateneo IRIS

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